Ultima modifica: 9 Aprile 2016

In ricordo di Emilia Barone

 

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Alla vocazione di insegnare colma di gioia e stupore A nome dei familiari di Emilia, di Andres e mio personale siamo qui ad esprimere la nostra gratitudine al Dirigente Scolastico Prof.ssa Baggio, che ha impresso l’impulso iniziale alle iniziative apprestate in onore di Emilia, al Consiglio d’Istituto, al Collegio docenti, a tutto il personale del Liceo Cremona, che ci hanno accompagnato con tanto affetto in queste settimane, ai genitori e soprattutto agli studenti di ieri e di oggi, che hanno messo a disposizione cuore, intelletto e gambe per dare compimento ai tanti progetti messi in cantiere.Se Brecht fa dire al suo Galileo “Sventurato il popolo che ha bisogno di eroi”, ammettiamo di non sentirci così sfortunati nell’abbozzare questo schizzo del profilo umano e professionale di una persona insofferente di qualunque tipo di posa oratoria o marmorizzante. Emilia, come dicevano di primo acchito gli occhi iridescenti e il sorriso che risuonava gaio nell’aria, si è dissetata a grandi sorsate dalle fonti della vita, di cui ha saputo cogliere appieno le opportunità, rimettendosi in gioco ogni volta da capo e arricchendo via via di esperienze nuove, interpretazioni critiche aggiornate e metodologie didattiche sperimentali il suo già complesso background di partenza. A chi le chiedeva per telefono come girasse quel momento la risposta più pronta era sempre (o quasi) “Qui fervono i lavori”. A questo proposito consentiteci di riportarvi un breve aneddoto: nell’anno scolastico 1985-86 l’immissione in ruolo le procurò l’assegnazione della cattedra in una sede piuttosto disagiata, la sede staccata del Liceo Scientifico di Vieste a Carpino, un paesello sperduto tra le alture del Gargano ancora adagiato sui ritmi della civiltà contadina tradizionale. Ebbene: bastarono poche settimane alla Prof.ssa 32.nne, che aveva da poco frequentato i corsi di “lettura strutturale del film” tenuti da Padre Nazareno Taddei a Roma, per portare il cinema dove non c’era e gremire una sala di proiezione improvvisata di giovani e adulti con un ciclo di cine-forum basato su  opere impegnative del catalogo della San Paolo Film: Fellini, Bergman, Pasolini. In quegli accesi dibattiti le provocazioni culturali incrinavano certezze fossilizzate, scoprivano intuizioni inaspettate, riaccendevano d’improvviso sogni e speranze accantonati.Nel perimetro di una personalità così complessa va inscritto il prodotto e il processo del suo inimitabile stile di insegnamento. Se oggi, in un tempo così problematico per la vita delle istituzioni scolastiche e vieppiù delle discipline umanistiche attaccate da una forma volgare di scientismo tecnologizzante autoreferenziale, ci ritroviamo qui a solennizzare l’intitolazione dell’Aula magna a suo nome, è prima di tutto per rendere merito agli incoraggianti successi formativi conseguiti dalla impostazione di chi non ha mai dimenticato la “Lettera ad una Professoressa” di don Milani.Il papà di una ex allieva – il Sig. Anelli – ha scritto in un post  pubblicato già il 20 febbraio su Facebook di aver conosciuto la “Buona scuola” nella persona di Emilia, che “l’aveva capita e inventata molto prima di altri […] e sapeva insegnare a crescere e ad affrontare la vita sempre, in qualunque condizione”. Anche le mail ricevute durante le vacanze di fine anno dagli studenti della 4.a B e della 5.a A, che abbiamo letto insieme gravati da un insistente groppo in gola, declinavano secondo vari accenti gli stessi concetti. E allora proviamo a interrogarci: attraverso quali percorsi gli studenti sono pervenuti ad ottenere risultati così appaganti e riconoscibili? Quali risorse sono state messe in campo nel teso rapporto dialettico tra insegnamento e apprendimento? Nel tentativo di dare una risposta a simili quesiti il foglio di appunti ci restituiva una lista di punti che tendeva ad allungarsi in modo preoccupante e a risalire indietro nel tempo, fino agli anni fecondi del liceo classico di Bitonto e a quelli universitari delle lezioni di insigni maestri quali Canfora, Fedeli o De Castris, finché non abbiamo rinunciato alla vana impresa di racchiudere in un compendio sistematico l’inafferabile appeal di un talento così originale. In altra sede bisognerà tornare a riflettere sui contenuti della “cassetta degli attrezzi” mantenuta in perfetta efficienza, come accade ad ogni bravo artigiano. Certo bisognerà partire da punti fondamentali come il rigore di metodo nel reperimento delle fonti, elaborazione di una mediazione didattica efficace e criteri di valutazione verificabili; la curiosità intellettuale che la spingeva a imboccare le piste di ricerca più accreditate e stimolanti nel campo della letteratura italiana e latina, senza trascurare opere straniere e testi maturati nel grembo della cultura multiculturale; la forte carica di empatia che prorompeva nel dialogo aperto con i ragazzi, mai ingessato da preclusioni pregiudiziali o distanze dettate da una malintesa marcatura di ruolo, la vena umoristica e l’amore per l’arguzia che l’aiutava a stemperare con eleganza le situazioni di tensione o conflitto.Nella navigazione a vela “andare di bolina” indica l’andatura che permette di risalire il vento mantenendo un angolo tra i 60 e i 37 gradi rispetto alla direzione del vento reale: ecco, possiamo affermare che Emilia aveva imparato molto bene a navigare di bolina nelle acque insidiose del sistema formativo per tenere ben ferma la sua rotta.Se la parola “outsider”  nel linguaggio sportivo indica chiunque abbia conseguito la vittoria in una gara, pur non trovandosi nel novero dei probabili vincitori, non c’è dubbio che la “Prof.” Barone lo sia stata nel suo campo operativo e abbia scontato le incomprensioni e le riserve a cui spesso vanno incontro gli apripista come lei. Ricordiamo bene i primi passi del progetto “Non uno di meno” in favore degli studenti alloglotti neo arrivati in Italia coordinato dalla Cooperativa “Farsi prossimo” e qui attuato per anni in virtù delle energie prodigate  in tandem dalla Prof.ssa Leone insieme ad Emilia o il periodo pionieristico della Commissione Volontariato iniziato 10 anni fa in cui, prima dell’arrivo dei “rinforzi” Proff.ri D’Eusebio e Roberto Barone, a sobbarcarsi le incombenze e le incognite di questo nuovo terreno da dissodare sono state con Emilia le Proff.sse Palumbo e Arensi.

Solo l’11 marzo abbiamo festeggiato l’Oscar Light-up assegnato al Cremona-Zappa, con l’importante motivazione che sappiamo, dedicato dalla Preside alla memoria di chi, per unanime riconoscimento, è stata definita l’ “Anima del Volontariato” in questo Istituto. E’ doveroso sottolineare che un tale traguardo è stato reso possibile grazie al lavoro appassionato, inesauribile e spesso gratuito dei colleghi nominati sopra e di altri, come le Prof.sse Romanello, Strepparava, Caronni e altri ancora che mi dispiace non essere in grado di citare tra i nostri ringraziamenti.

Lei ci ha lasciato un grande patrimonio: adesso tocca a noi prendere dalle sue mani il testimone e condurlo più avanti, come è già in gran parte avvenuto nell’anno scolastico che sta volgendo al termine e che ha visto gemmare dal ceppo originario della Commissione Volontariato una inusitata fioritura a cascata di progetti orientati ad incontrare i più differentibisogni sociali espressi da una realtà critica in rapidissima trasformazione come quella in cui viviamo.

A nome di tutti quelli che credono nei valori del paradigma che abbiamo sommariamente delineato e ci investono le loro risorse competenti chiudiamo con l’esortazione: “Emilia, coraggio: qui i lavori fervono ancora”.

“Fra tutti gli istituti scolastici è stato quello che ha totalizzato il maggior numero di UP coinvolgendo in azioni di volontariato e cittadinanza attiva studenti, docenti, personale ATA e anche la dirigente”.E’ questa la motivazione con cui è stato assegnato all’IIS Cremona l’Oscar Light Up 2016, nel corso del Gran Galà organizzato dal Ciessevi e dal Comune di Milano al Castello Sforzesco, venerdì 11 marzo 2016.Un plauso va a tutti coloro che hanno creduto al valore altamente formativo ed educativo delle esperienze di volontariato e un commosso ricordo va a chi lo ha fortemente voluto.Abbiamo vinto, Emilia!!!
Ringraziamento all’IIS “L. Cremona”.  Noi familiari della Prof.ssa Barone ringraziamo commossi tutte le componenti dell’IIS Cremona per la stima e l’affetto dimostrati nell’accompagnare Emilia ad affrontare la prova più alta.  Ma diamoci il coraggio di raccogliere il testimone che ci ha affidato. E’ difficile, ma possiamo provare anche noi a fare un po’ come lei:  capire di più e aprircial dialogo per riuscire a scaldare il cuore delle persone che incontriamo.
In memoria di Emilia-insegnantehttp://www.glistatigenerali.com/milano_scuola/lettere-da-milano-2-in-memoria-di-emilia-insegnante/
E’ mancata la prof.ssa Emilia Barone, anima del progetto di Volontariato del Cremona. La scuola tutta si stringe alla famiglia nel ricordo della sua grande generosità, della sua passione, dell’amore per la scuola, del suo profondo senso civico, consapevole che quanto da Lei iniziato continuerà a dare frutti di solidarietà e partecipazione. La scuola     Milano, 20/02/2016.
Oggi, 20.02.2016 il Volontariato dell’IIS Cremona ha perso la sua anima, ma ha ancora tanti cuori che continuano a battere nel segno dell’altruismo e della solidarietà. La nostra amata collega Emilia Barone ci ha lasciato un insegnamento che non possiamo e non dobbiamo dimenticare: il senso della vita è l’amore, e amare significa aiutare gli altri a trovare il proprio angolo di libertà nella condivisione. Roberto Barone, Anna Palumbo, Anna D’Eusebio, Francesca Arensi.
A te Emilia che hai sempre promesso a te stessa di parlare di bontà, bellezza, amore a ogni persona incontrata nel corso della tua esistenza.A te che hai fatto sentire ai tuoi cari, ai tuoi amici e ai tuoi studenti che c’è sempre qualcosa di grande in loro.A te che hai guardato sempre al lato bello di ogni cosa insegnandoci a lottare e ad amare questa vita anche quando non è come la vorremmo.A te che hai insegnato che l’amore vero deve costar fatica, deve far male al punto da svuotarci senza aver timore di manifestarlo.A te che hai abbracciato nella vita anche la croce accettando la sofferenza con spirito cristiano.A te che con la tua presenza infondi pace melodica al canto senza voce che in questo momento risuona nei nostri cuori.A te siamo riconoscenti per la grande umiltà e per lo straordinario spessore umano e culturale che ti hanno contraddistinto.La tua voglia di vivere, la solarità del tuo volto, la passione per l’insegnamento, l’impegno profuso per aiutare gli altri, in tutti questi anni trascorsi insieme ci hanno fatto riflettere profondamente sui valori fondamentali della vita, ad esempio regalare un gesto d’amore, d’affetto, di solidarietà a qualsiasi essere vivente.Hai raccolto tutte le sfide con grande determinazione ed entusiasmo, vincendo lo scetticismo e l’indifferenza di quelli che non credevano nella realizzazione dei tuoi progetti.Ti saremo per sempre grati per averci lasciato in eredità alcuni tra i tuoi beni più preziosi: l’accoglienza agli Stranieri e il Volontariato.Oggi grazie a te tanti cuori continuano a battere nel segno dell’altruismo e della generosità.Ci hai trasmesso un insegnamento che non possiamo e non dobbiamo dimenticare: il senso della vita è l’amore, e amare significa aiutare gli altri a trovare il proprio angolo di libertà nella condivisione.Il nostro cammino insieme proseguirà nell’impegno quotidiano nel sociale, attraverso nuove esperienze di progettazione e azione.Emilia, ci piace ancora immaginarti alle prese con l’organizzazione della prossima Giornata del Volontariato, mentre da lassù con la tua risata argentina contatti le varie associazioni e suggerisci a noi poveri mortali gli impossibili incastri tra le classi dello “Zappa” e del “Cremona”.Ciao Emilia